Intercettati in Italia centinaia di smartphone per errore

Smartphone intercettati per errore

E’ da qualche giorno ormai che circola la notizia dei centinaia di smartphone intercettati per errore in Italia. Centinaia di smartphone in Italia intercettati per errore forse oltre un migliaio . Cellulari di persone comuni finite sotto controllo tramite una mappa insieme a quelli dei criminali indagati a causa di un software spia.

Centinaia di italiani si parla di quasi un migliaio vittime di una sorta di “fuoco amico”. I loro smartphone infettati con un software spia, pensato per le intercettazioni fatte dalle forze dell’ordine, camuffato spiega il rapporto di un’organizzazione no profit, da applicazioni apparentemente innocue, per ricevere promozioni o migliorare le performance del telefono Android. Più di una ventina di App erano presenti, ma ora sono state rimosse dallo store online di Android, ma rimaste scaricabili a lungo.

Exodus

Il problema? Il software maligno, Exodus, funzionava in modo indiscriminato.

“Coloro che erano sotto indagine quindi in modo lecito ovviamente sono stati intercettati dagli investigatori. Probabilmente loro saranno stati intercettati all’interno dei telefonini. Può capitare però che altre persone per motivi diciamo vari possano aver scaricato questi software, queste app incriminate, ma ovviamente non erano oggetto di intercettazione.” Gerardo Costabile – CEO di Deepcyber

I i creatori del software spia sono stati comunque individuati. Un’azienda di Catanzaro con legami con la Polizia di Stato identificata anche grazie ad alcune parole trovate nel codice sorgente delle App. Il termine dialettale “mundizza” e il nome Rino Gattuso. La lista dei dati sensibili che il sistema permetteva di sottrarre è impressionante. Dati come la cronologia, i Contatti, il Calendario, gli sms, le chat e le coordinate GPS. Chi gestiva lo smartphone da remoto poteva persino attivare il microfono e registrare l’audio ambientale o scattare foto. Impossibile al momento dire quanti e quali dati siano stati rubati.

La Procura di Napoli ha aperto un’indagine. Il Garante della Privacy e Copasir chiedono chiarimenti.